A difesa degli Artigiani

Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori

Alla luce della Circolare n. 47 dell’INPS del 28/03/2020, in questo periodo di enormi difficoltà per il nostro paese e per le aziende c’è chi prova a sfruttare la situazione per promuovere i propri interessi, non tenendo conto minimamente del momento, e anche e soprattutto dei diritti delle aziende che, mai come ora, andrebbero tutelate in tutti modi possibili.

Il riferimento è diretto alle “pretese” delle Organizzazioni costituenti il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato (FSBA), che, tramite comunicati volti direttamente ai consulenti del lavoro, intimano di “regolarizzare” la posizione contributiva, anche rateizzando l’importo, rispetto al suddetto Fondo, delle aziende artigiane che vogliano usufruire dell’ammortizzatore sociale a loro dedicato ma che non hanno versato al suddetto Fondo, preferendo il versamento ad un altro Ente o quello di 25 euro in busta paga a dipendente.

Il Fondo è stato designato come ammortizzatore sociale per gli Artigiani e rimpinguato nella misura di 80 milioni di euro dal Governo per soddisfare le richieste di CIGO con causale “Emergenza COVID-19”, cosa che non avrebbe mai potuto sostenere autonomamente. Se il contributo è dato dal Governo, con FSBA che è inquadrato solo come un mezzo per erogare quel contributo, e l’INPS ribadisce che non è assolutamente necessario aver versato a quel Fondo, con che diritto viene richiesto alle aziende, che già versano in difficoltà, di “regolarizzare” la posizione contributiva al Fondo, quando non c’è nulla da “regolarizzare”?

Un articolo del Sole 24 Ore (scaricabile a fondo pagina) spiega in modo chiaro la situazione riportando che “non è necessario contribuire per ricevere l’assegno previsto dal DL Cura Italia”. Anzi addirittura afferma che “chi ha versato gli importi può valutare di chiederne la restituzione

Altresì si riporta che le aziende artigiane e i relativi lavoratori dipendenti hanno diritto di ricevere l’assegno ordinario COVID-19 dal fondo di solidarietà del settore (FSBA) avendo quale unico requisito rilevante l’appartenenza al settore riconosciuto con il codice di autorizzazione 7b.

Inoltre il Fondo con delibera d’urgenza del 2 marzo (a seguito di un accordo interconfederale del 26 febbraio), aveva stabilito che “per accedere all’accordo Covid-19 l’impresa deve avere anzianità contributiva non inferiore a 36 mesi. In caso di impresa già esistente e non in regola (la posizione contributiva) deve essere regolata in un’unica soluzione, prima di effettuare richieste di prestazione”. Questa posizione è statat poi confermata con la procedura di regolarizzazione del 26 marzo scorso.

Ancora: In verità il DL 18/2020 non è orientato a creare i presupposti per incrementare gli iscritti al Fondo del settore artigiano, ma ha semplicemente individuato un canale esistente attraverso il quale erogare la prestazione. Così come è stato individuato per la CIGO e per la FIS. Per questo motivo la richiesta della presentazione COVID-19 non può essere subordinata all’instaurazione del vincolo associativo e ancor meno al pagamento dei premi pregressi. Diverso sarebbe se l’azienda attingesse anche a ulteriori prestazioni del fondo riconosciute in aggiunta all’articolo 19: in questa ipotesi le aziende artigiane sarebbero tenute all’iscrizione. La stesso INPS nella Circolare 47 del 28/03/2020, in modo inequivocabile, prende una posizione secondo cui al fine di ottenere la prestazione “non rileva che l’azienda sia in regola con il versamento della contribuzione al fondo”. Da un punto di vista operativo l’azienda dovrà comunicare espressamente al fondo se intende agire nel rispetto dell’articolo 19, comma 6 del DL 18/2020, oppure anche aderire al vincolo associativo. Qualora la scelta dovesse ricadere sulla prima volontà, l’azienda è opportuno che chiarisca (anche attraverso Pec) che i dati forniti al Fondo devono essere trattati, nel rispetto della privacy, al solo fine di beneficiare della prestazione prevista dall’articolo 19. A fronte di una richiesta così impostata il Fondo non potrà che agire nel rispetto del mandato ricevuto dalla legge. Una diversa condotta si ritiene possa dare spazio a profili di violazione dei dati personali e a responsabilità patrimoniali nei confronti dei lavoratori illegittimamente esclusi. Allo stesso modo, le aziende artigiane che nel frattempo hanno versato l’importo degli arretrati dovranno valutare se richiedere il rimborso delle quote pregresse sulla base sulla base dei presupposti sopra indicati.

Alla luce di queste considerazioni pare evidente la condotta poco ortodossa e molto faziosa delle già citate Organizzazioni che poco ha a che fare con lo spirito di solidarietà che dovrebbe primeggiare in questo periodo, e anche con lo scopo per cui il Fondo è stato chiamato in causa.

Il mondo sindacale italiano sta perdendo l’ennesima occasione di ridare credito a sé stesso.

Invitiamo tutti i consulenti del lavoro e le aziende a non cedere alle richieste di queste Organizzazioni.

31/03/2020

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